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Cchiù pulitica pe' tutti

Tribune elettorali per grandi e piccini

di Gatto Felix
Pubblicata il 09/04/2008

In dettaglio si nota, anzitutto, come l'indice d'ascolto delle tribune elettorali della Rai sia andato clamorosamente crollando con gli anni: 98 milioni e 302 mila contatti, con un dimezzamento secco rispetto ai quasi 200 milioni delle politiche dell' 87 (anche il numero di trasmissioni, comunque, e' stato inferiore). L'ascolto medio è ancora calato, a un milione e 248 mila spettatori, un numero francamente risibile; lo share, la percentuale cioè di telespettatori sintonizzati, va da un minimo di 5,4 per cento a un massimo di 12,6 per cento (per le trasmissioni come "Domande a..." che, essendo in coda al Tg2 delle 13, godono di un particolare effetto di trascinamento): in media si attesta sull'8 per cento, un punto e mezzo in meno che nell'87.


Con tante grazie all'inventore del telecomando, tutte le tribune generano una clamorosa emorragia di pubblico: le più importanti conferenze stampa dei segretari di partito su Raiuno perdono in media il 37,2 per cento di spettatori rispetto al programma che le precede, con il record negativo assoluto di meno 77,6 per cento per i socialdemocratici. Su Raidue, che sarebbe la rete socialista, il record negativo di perdita di share lo fa proprio Craxi (meno 50,5 per cento), sempre col Psdi in prima fila (meno 45,5 per cento): mentre la Lega Nord di Bossi raggiunge l'effetto opposto, facendo segnare a Raidue un incremento del 40 per cento. Curiosità a parte, la quantità di elettori che seguono le tribune Rai è bassissima: secondo Mazzoleni "almeno l' 80 per cento degli aventi diritto al voto ha ignorato questo tipo di comunicazione".

Avete capito l'anno di pubblicazione? Nientepopodimeno che 1993, Corriere della Sera, firma Paolo Martini. E a distanza di 15 anni, l'attento Martini torna sull'argomento e sulla tesi, stavolta dalle colonne de la Stampa. Tribune elettorali a picco, share da circolo della caccia, e così fustigando. A dar manforte arriva anche uno studio pubblicato su Mediazone. La video-politica è tutta un flop!

Ma siamo proprio sicuri? Non è che, anche in questo caso, ci fermiamo davanti alle facili soluzioni numeriche? Una corretta analisi socio-politica può basarsi solo sullo share?

Prendiamo la prima serata delle tribune elettorali post Veltrusconi: sapete quanti erano gli spettatori? Provate a indovinare: di più o di meno di quelli di Markette, delle Invasioni Barbariche, Parla con Me, programmi cult della televisione dei nostri giorni? Quanti in meno rispetto al programma dello stesso Paolo Martini, Dodicesimo round?

Reggetevi forte ecco i numeri: Markette 156 mila, Otto e mezzo 550, le Invasioni Barbariche 700, Parla con me 430. Dodicesimo round faceva più o meno 250mila spettatori. 

Oops, dimenticavamo: a vedere la puntata delle Tribune Elettorali di mercoledì 2 aprile, con il fior fiore della politica nostrana, No euro/Lista Grilli e Per il bene comune, ne abbiamo contati via Auditel un milione trecentocinquantacinque e un milione e sessantasettemila. Quasi dieci volte gli spettatori di Markette. Chiambretti è troppo di nicchia? Bene, domenica 6 aprile Controcampo senza la concorrenza della Domenica Sportiva ha raccolto 1.344 mila spettatori, poco più di Ferrando. Si dice: il formato "tribune ospedaliere" non funziona. Va molto meglio con il "conduttore importante" tipo Matrix e Porta Porta. Verissimo: ma se andiamo a leggere le cifre c'erano un milione e ventisimila cristiani per Mentana e 1.310.000 incalliti politicanti per Vespa. A Matrix erano ospiti Ferrando e Fiore che nelle Tribune elettorali hanno ottenuto rispettivamente 1.171 mila e 880 mila spettatori. Siamo lì.

Sia ben chiaro, non abbiamo nessuna voglia di esaltare l'atmosfera da pronto soccorso della politica in tv. Semmai siamo sorpresi dalla straordinaria "voglia" di politica: se, nonostante una campagna elettorale lunga venti mesi, settimane fatte di Ballarò, Porta a Porta, Anno zero, Primo Piano, Matrix, Ottoemezzo, Infedele e nonostante la concorrenza della prima serata televisiva, almeno un milione di spettatori rimane davanti alla tv per seguire per l'intera messa in onda la conferenza stampa di Rabellino o di Ferrando, la voglia di politica è ancora tanta. Una voglia che la semplice analisi dello share non lascia trasparire. Anzi: date un'occhiata alle curve Auditel  e scoprirete una resistenza indefessa, una linea piatta senza flessioni, neanche una concessione al telecomando. Eroici!

Semmai saremmo preoccupati per qualche altro dato che giustifica ancor di più alcune perplessità sull'utilizzazione acritica dei dati share: ma perché Rabellino (ci perdoni se ormai è diventato il nostro riferimento assoluto), ex leghista di Torino, fa l'11,22 % di share in Basilicata a fronte di una media del 4,85%? Ma soprattutto: perché il nostro eroe Rabellino, sempre lui, raggiunge il 3,49! di share tra i bambini tra i quattro e i sette anni, una percentuale superata solo a partire dai 30 anni di età? Rabellino come mago Zurlì? Una risposta entro un'ora o chiamiamo Telefono Azzurro.



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